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Il ritmo pacato delle sabbie di Marte

Le dune di Marte viste da Hirise (Credits: NASA/JPL/University of Arizona/USGS)

Sono un tratto caratteristico del look del Pianeta Rosso e sono le protagoniste di spettacolari immagini realizzate da Hirise (High Resolution Imaging Science Experiment), strumento della sonda Mro (Mars Reconnaissance Orbiter) della Nasa: si tratta delle sabbie di Marte, i cui spostamenti sono al centro di uno studio di Geology (articolo: “Boundary condition controls on the high-sand-flux regions of Mars”). La ricerca, coordinata dal Lunar and Planetary Laboratory dell’Università dell’Arizona, ha visto anche la partecipazione di esperti del Centro Goddard della Nasa e dell’Istituto Seti e si è basata sul lavoro svolto dalla fotocamera Hirise dal 2006 in poi (ad es., in alto – credits: Nasa/Jpl/University of Arizona/Usgs). Sono stati utilizzati sia le immagini che i dati estrapolati dal laboratorio di fotogrammetria dell’università, con cui sono stati costruiti dei modelli digitali del terreno (Dtm, Digital Terrain Model). In tutto, sono stati passati in rassegna 54 campi di dune e 495 dune singole; i parametri presi in considerazione sono il volume della sabbia, il tasso di spostamento e l’altezza delle dune.

I processi all’origine dei movimenti di sabbie e dune marziane sono logicamente diversi da quelli riscontrati per le loro omologhe terrestri, data la differenza tra le atmosfere dei due pianeti. L’atmosfera di Marte, infatti, è molto più sottile e la pressione è lo 0,6 % rispetto a quella della Terra: quindi, le sabbie si muovono con maggiore lentezza in confronto a quanto avviene sul nostro pianeta. Le dune marziane prese in esame hanno un’altezza che oscilla tra 2 e 120 metri e si spostano con una velocità media pari a 0,7 metri all’anno, mentre le loro controparti terrestri più ‘scattanti’ (in Nord Africa) raggiungono anche i 30 metri circa all’anno. Questa lentezza si deve al fatto che il vento marziano, pur essendo tra i fattori che hanno modellato la morfologia del pianeta, non ha l’energia necessaria per muovere grandi quantità di materiale. Considerati questi elementi, gli studiosi si sono chiesti se il ‘cammino’ delle sabbie sia uniforme lungo tutto il Pianeta Rosso o se vi siano zone in cui esse seguano un ritmo più vivace. Dall’analisi dei dati sono emersi, in effetti, letti sabbiosi particolarmente attivi in zone infossate (crateri e loro dintorni, canyon e fenditure), in aree vulcaniche e nei bacini polari.

I più vasti movimenti di sabbia, in termini di volume e velocità, sono stati riscontrati in tre specifiche regioni di Marte: l’ampia area scura della Syrtis Major, i rilievi Hellespontus Montes e la distesa sabbiosa North Polar Erg. Queste zone sono differenti da altre parti del pianeta perché presentano dei particolari fattori che incidono sulle dune: temperature di superficie e brusche transizioni nella topografia, condizioni che non si riscontrano nella geologia delle dune terrestri. Oltre a queste tre zone, le sabbie ‘velociste’ sono state individuate anche nei bacini colmi di polveri brillanti: lo scintillio riflette la luce solare e riscalda l’aria soprastante che si sposta vero l’orlo dei bacini, trascinando con sé la sabbia. Lo studio mette quindi in luce come le sabbie e le dune marziane siano ancora attive e schiude nuove prospettive di ricerca sul passato climatico del pianeta e sulle condizioni di eventuale abitabilità di alcune zone.

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