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Scontro di titani galattici

Image credit: X-ray: Chandra: NASA/CXC/SAO/E. O'Sullivan; XMM: ESA/XMM/E. O'Sullivan; Optical: SDSS

Un’immagine colorata e luminosa, in sintonia con il clima delle imminenti festività: è questo il ritratto del sistema Ngc 6338, che l’osservatorio Chandra della Nasa ha realizzato in team con altri ‘colleghi’ spaziali e di terra, quali Xmm-Newton dell’Esa, il radiotelescopio Gmrt (India) e l’Osservatorio di Apache Point (Usa). In realtà, questa ‘facciata’ scintillante nasconde una situazione molto turbolenta: il sistema è infatti costituito da due gruppi di galassie che si stanno ‘tamponando’ ad una velocità di oltre 6 milioni di chilometri all’ora. Questa collisione da primato – una delle più violente sinora osservate – è al centro di uno studio pubblicato su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society (articolo: “Building a cluster: shocks, cavities, and cooling filaments in the group-group merger Ngc 6338”); l’indagine è stata condotta da un gruppo di scienziati statunitensi dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics e delle Università della Virginia e dell’Alabama.

Ngc 6338, che si trova a circa 380 milioni di anni luce dalla Terra, ha una massa da record: è complessivamente pari a 100 trilioni di volte quella del Sole. Gli astronomi hanno stimato che l’83% è costituito da materia oscura, il 16% da gas caldi e solo l’1% da stelle; queste percentuali indicano che – in futuro – i due gruppi potrebbero dar luogo ad un cluster popolato da centinaia di migliaia di galassie. Il sistema, una volta terminato il processo di fusione, continuerà a ‘collezionare’ galassie per l’azione della forza di gravità. L’immagine in alto contiene diverse tipologie di dati: quelli di Chandra, relativi ai raggi X (in rosso), che mostrano il gas caldo; quelli combinati di Chandra e Xmm-Newton (in blu), che evidenziano il gas più freddo; quelli ottici dalla mappatura Sdss (Sloan Digital Sky Survey – in bianco), che mettono in rilievo stelle e galassie.

Precedenti studi dedicati a Ngc 6338 hanno mostrato, vicino al centro dei due gruppi galattici, la presenza di regioni di gas più freddo che emette raggi X (definite ‘cool cores’, nuclei freddi). Questa situazione è stata confermata dalla nuova ricerca, che evidenzia anche l’azione delle onde d’urto sui gas: tali onde, formatesi a seguito della collisione, dovrebbero aver riscaldato i gas situati nei dintorni dei nuclei freddi; un fenomeno del genere finora era stato previsto nelle simulazioni di laboratorio e quindi le conseguenze della fusione in corso in Ngc 6338 potrebbero costituire un primato.

Un’altra fonte di calore che viene comunemente individuata nei gruppi galattici è costituita dall’energia derivante dall’attività dei buchi neri super-massicci; questa sorgente sembra però inattiva per Ngc 6338, dato che i controlli effettuati con il radiotelescopio Gmrt non hanno evidenziato nulla di rilevante. Secondo gli studiosi, questa assenza potrebbe spiegare la scoperta di filamenti di gas in raffreddamento (individuati nei raggi X e nell’ottico) intorno alla vasta galassia che si trova nel centro del nucleo freddo situato a sud. Gli autori dell’articolo ritengono che Ngc 6338 sia quindi un’ottima ‘palestra’ per approfondire i processi di fusione e le loro conseguenze sull’evoluzione delle galassie.

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