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Nasce l’assistenza privata per satelliti

Lo spazio commerciale guadagna ogni giorno nuove competenze verso la completa autonomia nella conquista delle orbite terrestri. Martedì 25 febbraio è stata avviata con successo la prima missione di manutenzione in orbita di un satellite commerciale da parte di un’azienda privata.

Protagonisti di questo primo, storico rendezvouz spaziale tra privati, un satellite per le telecomunicazioni Intelsat IS 901, in orbita da 19 anni e quasi a corto di carburante, e il veicolo di servizio Mission Extension Vehicle-1 (MEV-1) della Northrop Grumman.

Il satellite, a cui restava un’autonomia di soli due mesi, era stato messo fuori servizio nel dicembre 2019 e in preparazione all’arrivo del MEV-1  tecnici ne avevano sollevato l’orbita.

Il docking tra i due veicoli è avvenuto correttamente alle 8.15 del mattino oltre quota 36.000 km, 290 chilometri sopra l’orbita geostazionaria che si trova ad un’altitudine di 35.786 km. Ora che la coppia è agganciata, MEV-1 eseguirà una sorta di tagliando al satellite e poi lo riporterà alla sua orbita nominale alla fine di marzo. Il check-up dovrebbe garantire a IS 901 altri 5 anni di operatività.

L’operazione svolta dalla Northrop Grumman segna di fatto l’inizio di una nuova era, quella dell’’assistenza satellitare a domicilio’ che vedrà veicoli spaziali robotici dare nuova vita ai quei satelliti che necessitano rifornimento o richiedono riparazioni.

I vantaggi che ne scaturiscono sono molteplici. Da una parte c’è l’aspetto economico: poiché i costi di lancio rappresentano gran parte del prezzo totale di un satellite, l’auspicio è che il rinnovo dei vecchi satelliti possa ridurre i costi dei servizi forniti, sia nel campo delle telecomunicazioni che del monitoraggio meteorologico.

Dall’altra ci sono le implicazioni ‘ecologiche’: riparare satelliti in orbita può significare mettere un freno alla proliferazione della space junk, la cosiddetta spazzatura spaziale, ovvero l’accumulo nello spazio di veicoli non più funzionanti. Il problema – sebbene all’attenzione del Comitato delle Nazioni Unite per gli usi pacifici dello spazio esterno (COPUOS) che nel 2007  ha pubblicato delle linee guida –  attualmente non è regolato da alcun trattato internazionale volto alla mitigazione del fenomeno.

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