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Un mondo di pianetini dietro nettuno

Traffico intenso oltre l’orbita di Nettuno. Attraverso i dati della campagna osservativa Dark Energy Survey (Des), un team di ricercatori ha confermato la presenza di oltre 300 oggetti trans-nettuniani (Tno), che include 139 nuove scoperte.

Un dato rilevante se pensiamo che ad oggi i Tno conosciuti sono solo 3.000; questo nuovo catalogo rappresenta quindi il 10% di tutti i pianeti trans-nettuniani conosciuti. 

I nuovi ‘avvistati’  distano da noi da 30 a 90 volte la distanza che separa la Terra dal Sole. L’obiettivo della survey, inizialmente, non era legato alla scoperta dei Tno ma era orientato a comprendere la natura dell’energia oscura, raccogliendo immagini ad alta definizione del cielo meridionale (ne abbiamo parlato qui). Tuttavia, i dati raccolti hanno permesso agli astronomi non solo di confermare e scoprire nuovi pianeti trans-nettuniani ma di sperimentare anche un nuovo approccio per rilevare oggetti di questo genere. 

La survey, raccogliendo un ampio spettro di dati su ciascun oggetto rilevato, ha permesso al team di definire la possibile provenienza di questi corpi in base al colore: gli oggetti che si formano più vicino al Sole hanno colori diversi rispetto a quelli originati in aree più remote.

Attraverso questo metodo, gli astronomi hanno potuto effettuare una scrematura di tutti gli oggetti osservati – circa sette miliardi  – riuscendo a definire quali di essi fossero Tno.

I dati di questa ricerca potranno essere impiegati in studi futuri soprattutto per la caccia al misterioso Planet 9 o Pianeta X – che sembra ‘andare a spasso’ nelle aree più remote del nostro sistema planetario oltre Plutone.

«Sono molte le teorie che riguardano la presenza di pianeti giganti che prima orbitavano all’interno del Sistema Solare e ora non ci sono più, o pianeti che sono lontani e massicci ma troppo deboli per essere ancora rilevati», spiega Pedro Bernardinelli, autore dello studio. «Il metodo che abbiamo sviluppato può essere facilmente applicato a qualsiasi altro set di dati di grandi dimensioni».

«Uno dei principali problemi con i Tno è il bias osservativo, cioè il fatto che sono scuri e piccoli e quindi difficilmente osservabili.», afferma Eleonora Ammannito, ricercatrice dell’Agenzia spaziale italiana. «Con questo studio è stata messa a punto una tecnica di analisi del dato che permette di abbassare la soglia di detectibilità quindi con il nuovo metodo si riescono ad identificare Tuo un po’ più scuri e un po’ più piccoli di quanto si potesse fare precedentemente. La strada è ancora lunga, si ipotizzano diverse decine di migliaia di Tno e per ora ne sono stati identificati meno di 4000 anche contando i risultati di questo studio. Ma la caccia continua e man mano che aumentano i Tno identificati si può verificare che la loro distribuzione sia in linea con quanto previsto dai modelli di formazione planetaria ed eventualmente correggerli».

Lo studio, pubblicato su The Astrophysical Journal.

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