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Raffiche violente dal quasar remoto

Ha origine da un quasar lontanissimo ed è il più energetico mai misurato dagli astronomi. Stiamo parlando del vento proveniente da da SDSS J135246.37 + 423923.5 un quasar situato a circa 10 miliardi di anni luce dalla Terra. Questo vento viaggia a quasi il 13 percento della velocità della luce  e  trasporta energia sufficiente da  ostacolare la formazione stellare  all’interno di una galassia. Il fenomeno è rimasto nascosto per circa 15 anni prima di essere svelato da un modello al computer realizzato dagli scienziati dell’Osservatorio Gemini situato sul Monte Mauna Kea nelle Hawaii. Lo studio è stato pubblicato sull’ultimo numero della rivista Astrophysical Journal.

« I venti ultra energetici osservati in passato- spiega Sarah Gallagher, astronoma della Western University alla guida delle osservazioni – trasportavano solo piccole quantità di massa. Questo invece ne trascina moltissima nel suo viaggio a velocità incredibili». Oltre a misurare il flusso ventoso proveniente dal quasar gli scienziati sono stati anche in grado di  calcolare la massa del buco nero supermassiccio che lo alimenta. Questo mostruoso oggetto è 8,6 miliardi di volte più massiccio del Sole, circa 2000 volte la massa del buco nero al centro della nostra Via Lattea e il 50% più massiccio del noto buco nero nella galassia Messier 87, il primo ad essere immortalato dall’Event Horizon Telescope

I quasar sono oggetti  straordinariamente luminosi che risiedono al centro delle galassie massicce. La luminosità è originata dall’attrito causato da gas e polveri che cadono in un buco nero supermassiccio: questo materiale forma un disco di accrescimento che converte circa la metà della massa di un oggetto in energia. I venti generati da alcuni quasar hanno energia sufficiente da spazzare via il materiale necessario alla formazione stellare. Gli astronomi hanno ottenuto una visione chiara del quasar utilizzando lo spettrografo infrarosso del telescopio Gemini Nord. Grazie alla combinazione di spettri e ad un modello al computer gli scienziati sono riusciti a analizzare il vento con una precisione mai ottenuta prima.

«Non sappiamo quanti di questi straordinari oggetti siano presenti nei cataloghi  che utilizziamo per raccogliere le informazioni sui quasar scoperti – conclude Hyunseop Choi, autore dello studio – il software  identifica generalmente i quasar con forti linee di emissione  o blu – due proprietà che mancano al nostro oggetto –  e per questo motivo potrebbero esserci più quasar di questo tipo, con  deflusso potente ma non ancora individuati. I prossimi anni saranno cruciali per approfondire le osservazioni di questi rari fenomeni».

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