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L’inquinamento ai tempi del Covid-19

Non è mai cambiata così rapidamente l’immagine dall’alto del nostro pianeta. E non soltanto per le strade e le piazze deserte. I dati satellitari ci mostrano, settimana dopo settimana, una riduzione senza precedenti delle aree inquinate dopo il lockdown per contenere la diffusione del Covid-19 in tutto il mondo. In questi giorni è la volta dell’India: i dati raccolti da Sentinel-5P, satellite del programma europeo Copernicus, mostrano riduzioni tra il 40 e il 50% della concentrazione di diossido di azoto, uno dei gas inquinanti più dannosi per la salute.

Altrettanto impressionanti sono le immagini satellitari della Cina diffuse già a febbraio da Nasa ed Esa. Il calo del livello dei gas nocivi inizialmente concentrato nella regione di Wuhan si è poi esteso a tutto il paese con dati che non si vedevano dalla crisi economica del 2008. Nel mezzo i dati su Europa e Stati Uniti. Lo smog sopra alle grandi aree metropolitane nel nord-est degli Usa si è ridotto di circa il 30%. Mentre a inviare la radiografia del vecchio continente è stato ancora Sentinel-5P, che a fine marzo ha diffuso una mappa che mostra il crollo dell’inquinamento su molte capitali europee, comprese Roma, Parigi e Madrid.

A far da contraltare a queste immagini satellitari, la natura, o meglio gli animali che in ogni dove si riappropriano di territori che non gli appartenevano perché occupati dagli umani, ma soprattutto inquinati. Come le acque dei canali di Venezia, tornate limpide, o quelle dei porti di Ostia e Cagliari dove sono comparsi i delfini.

È evidente che nessuno avrebbe voluto vedere scenari simili come conseguenza di una pandemia, ma questo testimonia visivamente quanto sia grave un’altra emergenza, quella ambientale. La speranza, però, è che questa crisi porti a una fattiva presa di coscienza: quando l’emergenza Covid sarà finita quella ambientale avrà bisogno ancora dell’aiuto di tutti. E di una reale collaborazione tra comunità politica, scientifica e industriale per arrivare a nuovi modelli di sviluppo perché lo stato di salute del pianeta non peggiori.

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