Site icon Global Science

Il ‘rigurgito’ del buco nero

Un ‘golosone’ decisamente poco incline a seguire le norme del galateo, visto che rovescia nello spazio il materiale di cui si ciba: si tratta di un buco nero, situato a 10 mila anni luce di distanza nel sistema Maxi J1820+070, il cui comportamento ‘inurbano’ non è sfuggito allo sguardo indagatore dell’osservatorio Chandra della Nasa. I risultati delle indagini condotte con Chandra sono stati illustrati nell’articolo “Relativistic X-Ray Jets from the Black Hole X-Ray Binary MAXI J1820+070”, appena pubblicato su The Astrophysical Journal; lo studio è stato curato da un gruppo internazionale di astronomi, coordinato dall’Università di Parigi e cui ha preso parte anche l’Inaf-Istituto di Radio Astronomia di Bologna.

Il buco nero in questione, classificato ‘di massa stellare’, si è formato in seguito alla distruzione di una stella massiccia e ha una ‘stazza’ pari a 8 volte il Sole; l’altra metà del sistema Maxi J1820+070 è costituita da una stella che orbita intorno all’elusivo oggetto celeste e che ha una massa pari a circa metà quella del Sole. L’intensa forza di gravità del buco nero sottrae gas caldo alla sventurata compagna e lo spinge in un disco che lo circonda e da cui si dipartono emissioni a raggi X; una parte del materiale si perde nelle pieghe del buco nero, mentre il rimanente viene spinto via, formando dei getti che puntano in direzioni opposte. Chandra ha ripreso il fenomeno quattro volte, tra novembre del 2018 e giugno 2019.

Le particelle che compongono i due getti si muovono ad una velocità pari ad oltre l’80% di quella della luce; per un meccanismo noto come ‘movimento super-luminale’ sembrano spostarsi con un’andatura differente che dà l’illusione di una velocità superiore a quella della luce. Nel luglio 2018 il sistema Maxi J1820+070 (uno dei soli tre noti per avere queste emissioni rapidissime) è stato osservato, in occasione di una precedente indagine, nelle lunghezze d’onda radio; i dati di questo studio, curato dall’Università di Oxford, sono stati utilizzati nella nuova ricerca per approfondire le caratteristiche dei getti, che, tra l’altro, tendono a decelerare man mano che si allontano dal buco nero. Il materiale che viene rigurgitato dal vorace oggetto celeste ha dimensioni impressionanti: nel solo luglio 2018, secondo la stima degli studiosi, il suo ammontare è stato pari a oltre 180 milioni di miliardi di chilogrammi. Per rendere meglio l’idea si tratta della quantità di massa che in poche ore si accumula nel disco che attornia il buco nero ed equivale a migliaia di comete di Halley.

Il gruppo di lavoro ritiene che sistemi come quello preso in considerazione siano di grande rilievo per comprendere le dinamiche dei getti, specie per quanto riguarda l’energia che rilasciano quando interagiscono con lo spazio circostante.

In alto: nel riquadro gif, le immagini basate sulle osservazioni di Chandra – nella foto grande, la Via Lattea vista dal telescopio PanStarrs e la location dei sistema Maxi J1820+070 (Crediti:  X-ray: Nasa/Cxc/Université de Paris/M. Espinasse et al.; Optical/IR:PanStarrs)

Exit mobile version