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La gravità collettiva degli oggetti del Sistema Solare esterno

La zona più esterna del Sistema Solare è ricca di corpi ghiacciati dal diametro variabile e dai nomi curiosi come Goblin, Sedna e Biden. Ora uno studio dell’Università del Colorado di Boulder potrebbe aiutare gli scienziati a capire per quale motivo molti di essi  non orbitano intorno al Sole secondo la traiettoria prevista. La ricerca è stata pubblicata il 2 luglio sull’Astronomical Journal e il mese scorso sull’Astronomical Journal Letters.

Nel dettaglio le orbite di questi corpi che gli scienziati chiamano ‘oggetti distaccati’ si inclinano e si deformano dal piano del sistema solare. «Questa regione dello spazio – commenta  Ann-Marie Madigan dell’Università di Boulder – che è molto più vicina a noi delle stelle della nostra galassia e di altri oggetti che possiamo osservare bene è  allo stesso tempo così sconosciuta anche perché è molto buia e rende le osservazioni difficoltose».

Secondo parte della comunità scientifica l’ipotetico Pianeta nove potrebbe essere il responsabile del mutamento delle orbite di questi corpi celesti  poiché – a causa delle sue grandi dimensioni – avrebbe potuto  provocare la dispersione degli stessi nella sua scia. I ricercatori di Boulder hanno  però voluto dare un’altra spiegazione e  – grazie a nuove simulazioni al computer –  hanno ipotizzato che questi oggetti distaccati potrebbero aver interrotto le loro stesse orbite – attraverso minuscole spinte gravitazionali che si sono sommate nel corso di milioni di anni.

I risultati, si legge nello studio, forniscono un buon suggerimento su ciò che è accaduto  all’interno di questa misteriosa regione dello spazio. Mentre la maggior parte dei corpi nel sistema solare tende a circondare il Sole in un disco piatto, le orbite di questi mondi ghiacciati possono inclinarsi come un’altalena. Molti tendono anche a raggrupparsi in una solare del cielo notturno, come fa una bussola che punta verso il nord. Le simulazioni al computer hanno contribuito a ricreare l queste dinamiche  in modo estremamente dettagliato.

Nello specifico gli scienziati hanno scoperto che gli oggetti all’epoca della loro formazione, orbitavano come previsto intorno al Sole poi nel corso del tempo hanno iniziato a spingersi l’uno l’altro. Di conseguenza le loro orbite sono diventate più instabili fino ad arrivare a quelle che vediamo oggi.  L’aspetto più curioso – si legge nello studio – è che questo comportamento non è stato influenzato da asteroidi, pianeti minori o giganti: gli oggetti hanno fatto tutto da soli muovendosi secondo una sorta di teoria della gravità collettiva

Affinché questa teoria possa funzionare il sistema solare esterno avrebbe però dovuto contenere un’enorme quantità di oggetti, un’ipotesi possibile, secondo il team di Boulder. Lo studio è ancora alle prime fasi e dovremo attendere l’avvento di telescopi più potenti come quello dell’Osservatorio cileno Vera C. Rubin che dovrebbe iniziare a scandagliare il cielo nel 2022 e potrebbe aiutare a diramare il mistero che avvolge questa porzione di spazio.

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