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Esopianeti abitabili? La risposta nel fosforo stellare

Quando si cercano esopianeti è importante capire se possano o meno ospitare la vita. Un team di scienziati del Southwest Research Institute (SwRI) ha individuato nel fosforo stellare l’indicatore per riuscire a identificare questi espianti, esortando la comunità scientifica a concentrarsi nei prossimi studi su questo elemento.

In una nuova ricerca, pubblicata su The Astrophysical Research Letters, l’astrofisica planetaria Natalie Hinkel dello SwRI e autrice principale dello studio, ha sviluppato una tecnica per identificare quali stelle possano probabilmente ospitare espianti abitabili, basandosi sulla composizione di stelle già note per avere pianeti rocciosi.

Il fosforo, che sulla Terra è indispensabile per la vita –  essenziale per la creazione del dna, delle membrane cellulari, delle ossa e dei denti nelle persone e negli animali e persino per il microbioma del plancton nel mare – sarebbe l’indicatore, usato nello studio, che permetterebbe di individuare pianeti che potrebbero ospitare la vita come la conosciamo.

Questo elemento è presente nel Sole in quantità relativamente alta ed è indispensabile per lo sviluppo della biologia terrestre. Si ritiene che i pianeti abbiano composizioni simili a quelle delle loro stelle ospiti. Misurando la quantità degli elementi costitutivi di una stella gli scienziati possono dedurre di cosa sono fatti i pianeti che le orbitano intorno. Le stelle con livelli di fosforo simili al Sole, potrebbero quindi ospitare, con maggiore probabilità, pianeti rocciosi simili alla Terra potenzialmente ospitali per la vita. 

«Ci sono però pochi dati sulla quantità di fosforo stellare» ha affermato Hinkel, e i pochi dati a disposizione rendono difficile stabilire eventuali correlazioni e quale sia il ruolo del fosforo nell’evoluzione di un esopianeta. Questo perché il fosforo è un elemento difficile da misurare.«Pertanto, esortiamo la comunità scientifica a rendere le osservazioni del fosforo una priorità negli studi futuri e nei progetti di telescopi» ha concluso Hinkel.

Immagine in evidenza: Nasa / Jpl-Caltech

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