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Meteo estremo sull’esopianeta di lava

E’ un mondo infuocato tanto da meritarsi l’appellativo di pianeta di lava. Stiamo parlando di K2-141b un esopianeta delle dimensioni della Terra con superficie, oceano e atmosfera tutti costituiti dagli stessi ingredienti derivati dalla vaporizzazione delle rocce.

Secondo gli scienziati della McGill University, della York University e dell’Indian Institute of Science Education, l’atmosfera e il ciclo meteorologico di  questo esomondo sono molto particolari, con venti supersonici che infuriano oltre i 5000 chilometri all’ora e un oceano di magma profondo 100 chilometri. Lo studio è stato pubblicato sul Monthly Notice della Royal Astronomical Society.

Per caratterizzare questo singolare pianeta gli scienziati hanno utilizzato delle simulazioni al computer realizzate grazie ai dati del telescopio Spitzer e i risultati mostrano che le condizioni meteorologiche estreme potrebbero mutare in modo permanente le condizioni della superficie e dell’atmosfera dell’esopianeta.

Grazie a un modello che  ha ricreato le condizioni dell’esopianeta il team di ricercatori ha scoperto che circa due terzi di K2-141b sono esposti alla luce del giorno perpetua. K2-141b infatti appartiene a un sottoinsieme di pianeti rocciosi, che orbitano molto vicino alla loro stella. Questa vicinanza mantiene l’esopianeta bloccato, con lo stesso lato perennemente rivolto verso la sua  stella. Il lato notturno sperimenta temperature gelide inferiori a meno 200 gradi. Il lato diurno invece sfiora i 3000 gradi, una temperatura in grado di vaporizzare le rocce che durante questo processo contribuiscono alla creazione di un’atmosfera molto sottile in alcune zone.

Sorprendentemente, le aree in cui è presente l’atmosfera  prodotta  dalla vaporizzazione delle rocce sono soggette a  precipitazioni. Proprio come il ciclo dell’acqua sulla Terra dove l’acqua evapora, sale nell’atmosfera, si condensa e ricade sotto forma di pioggia, così fanno anche il sodio, il monossido di silicio e il biossido di silicio su K2-141b.

Sulla Terra la pioggia fluisce  negli oceani, dove evaporerà ancora una volta e il ciclo dell’acqua si ripeterà. Sul K2-141b, il vapore minerale formato dalla roccia vaporizzata  viene trascinato verso il lato non illuminato caratterizzato da forti venti e le rocce ‘piovono’ di nuovo in un oceano di magma. Infine le correnti prodotte durante questa  fase rifluiscono verso il lato caldo dell’esopianeta, dove la roccia evapora ancora una volta.

Tuttavia il ciclo su K2-141b non è stabile come quello terrestre. Il flusso di ritorno dell’oceano di magma verso il lato diurno è lento e  di conseguenza porta a un cambiamento della composizione minerale che modificherà la superficie e l’atmosfera del pianeta nel corso del tempo. Nel prossimo futuro i ricercatori dovranno verificare la correttezza di queste simulazioni. Fondamentale per questo passaggio sarà il lavoro del telescopio James Webb che verrà lanciato il prossimo anno, con il compito di analizzare proprio le atmosfere di questi mondi lontani.

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