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Una nana bruna nel mirino dei radiotelescopi

Scoperta la prima nana bruna fredda grazie alle osservazioni radio. L’oggetto è stato individuato da una collaborazione internazionale composta dai telescopi Lofar, Gemini North e Irtf della Nasa. Fino ad ora le nane brune -oggetti dotati di una massa più grande di quella di un pianeta ma più piccola di quella del Sole – sono state catalogate grazie ai telescopi ad infrarossi ed ottici e solo in seguito sono state osservate con i radiotelescopi. Stavolta gli astronomi hanno deciso di ribaltare questa strategia scattando un’immagine del cielo alla ricerca di nane brune direttamente con i radiotelescopi.

Secondo gli scienziati la nana bruna è abbastanza fredda da permettere al metano di formarsi nella sua atmosfera. Anche se questi oggetti sono privi delle stesse reazioni di fusione che avvengono all’interno del Sole, possono comunque emettere luce nelle lunghezze radio grazie a un processo a noi familiare, lo stesso che si verifica su Giove. Il campo magnetico del pianeta infatti accelera le particelle cariche come gli elettroni che a loro volta producono radiazioni – in questo caso onde radio – e aurore.

L’osservazione di un oggetto del genere permetterà agli astronomi di identificare grazia alla radioastronomia anche gli esopianeti di notevoli dimensioni e di studiarne le caratteristiche. Le nane brune fredde infatti sono l’oggetto più simile agli esomondi attualmente rilevabile dai radiotelescopi e questa scoperta potrebbe essere utilizzata per testare le teorie sull’intensità del campo magnetico degli esopianeti. L’obiettivo finale è comprendere il fenomeno del magnetismo e come esso influisce sulla capacità di ospitare la vita.

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