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Babbo Natale sulla Stazione Spaziale Internazionale

Babbo Natale ‘certificato’ ai tempi del Covid-19

Volge al termine quello che, a livello mondiale, è stato probabilmente l’anno più complesso del nostro secolo. La pandemia da coronavirus ha sconvolto le nostre vite, con un impatto che fino a 12 mesi fa non avremmo mai potuto immaginare. Alla vigilia di un Natale che si preannuncia diverso da qualunque altro, sono tanti i tentativi – per lo più virtuali – di alleggerire gli animi e strappare un sorriso.

Nel settore spaziale, ci si prova tirando in ballo addirittura una delle massime autorità natalizie: Babbo Natale. La Federal Aviation Administration (FAA) statunitense ha infatti rilasciato una licenza commerciale all’eroe di tutti i bambini, per speciali servizi aerei di consegna merci. Rigorosamente a bordo di slitta trainata dalle renne.

Sembra uno scherzo eppure la licenza è reale, con tanto di comunicazione ufficiale da parte della FAA. Qui si legge che Santa Claus ha persino ricevuto una concessione firmata il 23 dicembre per l’utilizzo esclusivo della capsula privata ‘StarSleigh-1’ a bordo del razzo ‘Rudolph’, per trasportare regali fino a 400 chilometri di quota, all’equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale.

L’operazione mediatica vuole andare oltre il semplice intrattenimento.  Come si vede nell’animazione diffusa su Twitter dalla FAA, c’è prima di tutto una finalità educativa: il Babbo Natale ‘certificato’ indossa per tutto il viaggio la mascherina, afferma che la sua rotta è stata deviata per dare priorità ai voli che trasportano i primi vaccini per il Covid-19 e altri carichi utili per far fronte all’emergenza sanitaria, e infine invita i cittadini a evitare il lancio di droni o altri oggetti pericolosi nel cielo.

Fantasia e realtà

Ma la licenza commerciale della FAA a Babbo Natale può anche essere vista nel più ampio quadro della moderna corsa allo spazio. Non a caso Space.com la definisce «un’altra grande pietra miliare del volo spaziale privato prima della fine del 2020». E in effetti, immaginare che Santa Claus raggiunga la Iss a bordo di una navicella privata è possibile soltanto perché altri prima di lui ci sono riusciti. Proprio in questo annus horribilis, che tra tante difficoltà – da cui anche il settore spaziale non è stato esente – ha però visto al tempo stesso importanti traguardi.

Il primo volo commerciale con equipaggio

Andare nello spazio con un mezzo privato, dicevamo, oggi è possibile. Precisamente lo è dal 30 maggio 2020, quando la missione Demo-2 di Nasa e SpaceX ha inaugurato una nuova era dello spazio privato. Si è trattato del primo volo commerciale con equipaggio utilizzando un lanciatore e una navicella di proprietà di un’azienda. Il razzo Falcon 9 di SpaceX ha portato con successo in orbita la capsula Crew Dragon con a bordo gli astronauti Douglas Hurley e Robert Behnken della Nasa. Il lancio è stato il primo dal suolo americano dopo il pensionamento dello Space Shuttle nel 2011, con una nuova inaugurazione della storica piattaforma 39/A di Cape Canaveral – la stessa da cui partivano gli equipaggi delle missioni Apollo e Shuttle. E così gli Stati Uniti hanno riguadagnato l’autonomia in materia di trasporto umano dalla navetta russa Soyuz, che per 9 anni è stato l’unico taxi disponibile per la casa spaziale.

Verso la routine dei voli spaziali privati

Dopo Demo-2, conclusa con successo il 2 agosto con lo spashdown della Crew Dragon nel Golfo del Messico, è stata la volta della prima missione operativa di SpaceX. La missione rientra nel programma dei voli commerciali promosso dalla Nasa, di cui fa parte anche Boeing, poi rimasta indietro per ritardi nel collaudo della sua capsula Cst-100 Starliner.

Nella visione di Elon Musk, per altro appoggiata dall’agenzia statunitense, i voli spaziali privati diventeranno molto presto – e in parte sono già diventati – un’operazione di routine.  La missione Crew-1 di SpaceX è partita alla volta della Iss il 16 novembre, con a bordo Michael Hopkins, Victor Glover e Shannon Walker della Nasa e Soichi Noguchi della Jaxa. L’equipaggio, che resterà in orbita per sei mesi, ha raggiunto Kate Rubins della Nasa e Sergey Ryzhikov e Sergey Kud-Sverchkov di Roscosmos. Saranno loro, membri dell’Expedition 64, i destinatari dei regali del Babbo Natale ‘certificato’ del 2020.

L’alfiere dello spazio

Per altro un po’ di verità c’è. Pur senza le renne, a portare il pranzo natalizio di quest’anno agli astronauti è stata proprio una capsula privata – di nuovo la Crew Dragon, ma questa volta unmanned. Partita lo scorso 6 dicembre, la navicella ha trasportato quasi 3 tonnellate di generi di necessità per l’equipaggio e nuovi materiali per gli esperimenti scientifici. Il carico maggiore di questo volo, che ha visto per la prima volta nella storia la presenza di due capsule Dragon allo stesso tempo in orbita bassa, era una vera e propria stanza privata da aggiungere alla Iss. Si tratta di Bishop, ‘alfiere’, il primo modulo commerciale permanente a bordo della stazione interamente gestito dall’impresa Nanoracks. Una pietra miliare nella nuova corsa allo spazio, che vede un’alleanza sempre più stretta tra agenzie spaziali e aziende private per uno sfruttamento più inteso dell’orbita bassa in vista delle future missioni di lunga durata verso Luna e Marte.

Il futuro della Iss

Per superare i 400 chilometri di quota, la casa spaziale è proprio il punto di partenza. E se nel secolo scorso immaginare lo spazio sempre abitato poteva sembrare fantascienza, negli anni 2000 questo scenario è diventato realtà. Tanto che chi ha compiuto 20 anni nel 2020 può affermare che per tutta la sua vita lo spazio è stato costantemente abitato da astronauti, senza neanche un giorno di pausa. Lo scorso 2 novembre infatti la Stazione Spaziale Internazionale ha festeggiato 20 anni di presenza umana nello spazio. E ad oggi non è irrealistico pensare che un giorno saranno proprio le aziende private a raccogliere l’eredità della Iss, finanziata al momento fino al 2024. Molto presto le agenzie spaziali partner dovranno quindi trovare nuove opportunità per l’eventuale mantenimento della stazione – e aprire all’industria sembra la via più naturale. Axiom e Thales Alenia Space, ad esempio, stanno già lavorando allo sviluppo dei primi due moduli della stazione spaziale commerciale, pensata per funzionare anche autonomamente dal resto. E intanto dall’orbita bassa si guarda all’orbita cislunare, rendendo sempre più vicino un altro grande sogno dell’esplorazione umana: abitare costantemente il nostro satellite.

Verso la Luna…

La destinazione a medio termine per l’esplorazione spaziale è la Luna. In base agli attuali piani della Nasa e dei suoi partner internazionali, la prima donna e il prossimo uomo dovrebbero mettere piede sul nostro satellite nel 2024. Questa volta per restarci. Un obiettivo che lo scorso 13 ottobre ha preso forma negli Artemis Accords, primo accordo di cooperazione internazionale per il ritorno pacifico sulla Luna. L’Italia, che è tra gli 8 firmatari, è in prima linea in questa futura esplorazione lunare. Attraverso l’Esa, il nostro paese è quello che darà il maggior contributo europeo alla realizzazione del Lunar Gateway, il futuro avamposto in orbita cislunare. E avrà anche un ruolo cruciale nella realizzazione dell’European Service Module di Orion, la navicella statunitense destinata a portare gli astronauti nello spazio profondo.

Nelle scommesse del futuro per la Luna, i privati detengono ancora una volta una fetta importante. L’azienda favorita resta SpaceX, che sta lavorando alacremente alla sua navetta Starship.  Il colosso di Elon Musk punta al sistema di lancio riutilizzabile per carichi pesanti, che nella visione del suo fondatore un giorno avrà il compito di portare esseri umani sulla Luna e poi su Marte per costruire colonie permanenti. Dopo il successo (anche se non totale) dell’ottavo prototipo SN8 il 9 dicembre, la comunità spaziale è in trepidante attesa per il prossimo test di Starship, all’inizio del nuovo anno.

…e Marte

(Ri)conquistata la Luna, il vero traguardo della futura esplorazione spaziale sarà il mondo rosso. Con l’obiettivo, delineato già diversi anni fa dal visionario Elon Musk, di rendere la nostra specie multiplanetaria. L’idea di costruire future colonie su Marte sta di fatto già guidando l’astrobiologia marziana: scienziati di tutto il mondo stanno lavorando sull’ormai immensa mole di dati arrivata fino ad oggi da sonde e rover marziani, in modo da essere preparati quando finalmente il primo equipaggio metterà piede sul mondo rosso.

A tal proposito, il 2020 è stato ancora una volta un anno cruciale. Addirittura si è parlato di ‘estate marziana’, per via della partenza – a pochissimi giorni l’una dall’altra – di ben tre missioni dirette su Marte: Hope degli Emirati Arabi, Tianwen-1 della Cina e Mars 2020 della Nasa. Quest’ultima porta a bordo il rover di ultima generazione Perseverence, che dall’anno prossimo analizzwrà il sottosuolo marziano in cerca di antiche tracce di vita. Studiando il passato di Marte con uno sguardo al futuro, per fornire tutta la conoscenza necessaria a costruire un giorno insediamenti umani sul mondo rosso.  Un sogno, quello di Musk, che se riuscisse farebbe fare all’esplorazione spaziale un balzo in avanti prima inimmaginabile.

E in questo 2020 ricco di sfide, la scoperta di un nuovo pianeta arriva anche come incentivo a tutelare di più quello su cui viviamo – una lezione che ci è arrivata anche dallo spazio grazie allo sguardo dei satelliti verso la Terra. Con questa immagine, e sperando in un 2021 più sereno per tutti, la redazione di Global Science vi augura buone feste.

 

Immagine in apertura: Season’s Greetings, Credits Solar Orbiter /Eui Team/ Esa & Nasa

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