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Due nebulose per Hubble

Le immagini di due iconiche nebulose planetarie, scattate dal telescopio spaziale Hubble, stanno rivelando nuovi dettagli sul loro processo di formazione. Stiamo parlando della Nebulosa Farfalla e della Nebulosa Insetto Gioiello, osservate da due team di ricercatori del Rochester Institute of Technology e del Green Bank Observatory. Lo studio è stato presentato nel corso del 237 ° incontro dell’American Astronomical Society, lo scorso 15 gennaio.

La Wide Field Camera 3 di Hubble ha osservato le nebulose nel 2019 e all’inizio del 2020; gli astronomi coinvolti nel progetto hanno utilizzato le immagini delle linee di emissione dalla luce dal vicino ultravioletto all’infrarosso per saperne di più sulle loro proprietà. Gli studi sono stati le prime indagini effettuate grazie all’imaging pancromatico, ideato per comprendere il processo di formazione delle nebulose planetarie. 

«Stiamo letteralmente sezionando queste nebulose – ha detto Joel Kastner, professore presso il  Rochester Institute of Technology – La stella centrale morente sta espellendo il materiale che vanta un’alta concentrazione di gas ionizzato in alcuni punti, mentre in altri vanta grandi quantità di polveri più fredde».

Grazie alle analisi dettagliate, gli astronomi hanno confermato che la Nebulosa Farfalla è stata espulsa circa 2.000 anni fa – un lasso temporale brevissimo lampo per gli standard dell’astronomia – e hanno stabilito che l’emissione a forma di S, che le conferisce la forma ad ali di farfalla, è ancora più giovane. Inoltre, la stella – che era stata precedentemente identificata al centro della nebulosa – non è  in realtà associata ad essa ed è molto più vicina alla Terra di quanto ipotizzato in un primo momento.

L’analisi della Nebulosa Insetto Gioiello, invece, si basa su 25 anni di misurazioni, risalenti alle prime immagini di Hubble. La nebulosa,  inoltre, conserva anche grandi masse di gas molecolare e polvere e ospita una stella centrale calda. 

«Siamo molto entusiasti di questi risultati – conclude Jesse Bublitz, ricercatore presso il  Green Bank Observatory – Siamo riusciti ad ottenere la prima mappa delle varie regioni che compongono una nebulosa planetaria. La nuova generazione di telescopi di cui fa parte anche il James Webb sarà in grado di  localizzare i dettagli di queste strutture con una precisione sempre maggiore».

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