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Il telescopio Subaru ha osservato una cometa ricoperta di talco 

La cometa P / 2016 BA14 (Panstarss) è ricoperta di  grossi granelli di filosilicato, comunemente disponibile sulla Terra come borotalco.  Lo ha scoperto un team dell’Osservatorio Astronomico Nazionale del Giappone e dell’Osservatorio Astronomico Koyama dell’Università Sangyo di Kyoto; gli scienziati hanno sfruttato i dati del telescopio Subaru per osservare l’oggetto circa trenta ore prima del suo passaggio nelle vicinanze della Terra, a circa 3,6 milioni di chilometri. Le informazioni hanno rivelato che il nucleo della cometa, inizialmente scambiata per un asteroide, ha un diametro di 800 metri ed è ricoperto di talco. Questo particolare fornisce indizi per ricostruire la storia di questo singolare oggetto celeste. 

I nuclei delle comete sono difficili da osservare perché, quando entrano nel Sistema Solare interno, si riscaldano e rilasciano gas e polvere che formano una chioma che oscura il nucleo stesso. Si ritiene che, dopo diversi viaggi attraverso il Sistema Solare interno, la cometa oggetto dello studio abbia bruciato quasi tutto il suo ghiaccio e si stia avvicinando alla fine della sua vita. 

Gli astronomi, grazie all’utilizzo del telescopio Subaru, hanno potuto scrutare la cometa in modo dettagliato, un’operazione effettuata finora con la stessa precisione solo da osservatori spaziali e sonde. Si tratta della prima osservazione di una cometa di filosilicato: nel dettaglio, gli scienziati hanno rilevato che i minerali di silicato sulla sua superficie sono stati riscaldati a più di 330 gradi. Poiché la temperatura superficiale di P / 2016 BA14 non può raggiungere più di circa 130 gradi nella sua orbita attuale, la cometa potrebbe essere stata in un’orbita più vicina al Sole nel corso dei suoi viaggi all’interno del Sistema Solare.

«Questo risultato ci fornisce un prezioso indizio per studiare l’evoluzione delle comete – conclude Takafumi Ootsubo, autore principale della ricerca – e riteniamo che ulteriori osservazioni dei nuclei delle comete ci consentiranno di saperne di più sulla loro storia primordiale».

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