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Ingenuity vola su Marte: nella storia la sua sfida tecnologica

Ingenuity ce l’ha fatta: è diventato il primo veicolo a motore a innalzarsi su Marte. Oggi 19 aprile, quando in Italia erano circa le ore 13, il piccolo velivolo uscito dalla pancia di Perseverance è riuscito a vincere la sfida tecnologica per cui era stato progettato dal Jet Propulsion Laboratory della Nasa.

Un volo di 40 secondi, che ha visto l’elicottero da 1,8 chilogrammi raggiungere l’altitudine di oltre 3 metri dal suolo marziano per poi atterrare nuovamente su Marte.

«Il nostro team ha lavorato su Ingenuity per sei anni verso il sogno finale di sperimentare il primo volo su Marte», ha dichiarato Mimi Aung, ingegnere responsabile per Ingenuity al Jet Propulsion Laboratory, pochi minuti prima del tentativo di volo. E una volta giunti i dati della telemetria a conferma che il sogno fosse diventato realtà, ha sottolineato di nuovo come il grande esito sia arrivato solo grazie a un lavoro di squadra.

Anche la Nasa punta sull’unione come fattore di forza, commentando su Twitter che «ci vuole un po’ d’ingegno, perseveranza e spirito per rendere questa opportunità una realtà» e ricordando come ogni successo sia inscindibile dal lavoro e dai risultati delle diverse missioni.

Il primo volo su Marte è arrivato oggi dopo che la Nasa aveva posticipato il tentativo ufficiale, inizialmente previsto per l’11 aprile, a causa di un fallimento del test del 9 aprile. In quel caso, mentre i rotori di Ingenuity stavano provando a raggiungere la massima velocità, un blocco della sequenza di comando ha impedito di portare a termine l’ultimo step di prova pre-volo.

Del resto il rischio di fallimento era messo in conto: quella di Ingenuity è prima di tutto una sfida tecnologica estrema. In un post del 17 aprile, Mimi Aung aveva dichiarato: «Il nostro piano è quello di spingerci oltre i limiti e imparare facendo. Ci prendiamo dei rischi che altre missioni non possono correre, soppesando attentamente ogni passo».

Per risolvere il problema riscontrato da Ingenuity dieci giorni fa, il team del JPL ha deciso di disinnescare il timer di sorveglianza che causa il blocco prima del volo. Si è trattato in un certo senso della via più semplice, ovvero regolare la sequenza di comandi da terra e alterare leggermente i tempi della transizione. Bocciata, invece, l’alternativa che avrebbe previsto la modifica e la reinstallazione del software di controllo per Ingenuity, con l’implicazione di un’ulteriore perdita di diversi giorni di test.

«Testando questa tecnica su Ingenuity negli ultimi giorni – ha commentato Mimi Aung –  sappiamo che questo approccio probabilmente ci permetterà di passare alla modalità di volo e prepararci al decollo in circa l’85% delle volte. Questa soluzione lascia l’elicottero al sicuro se la transizione alla modalità di volo non viene completata.»

Una via semplice non in quanto facile, ma perché già testata. Come ha detto a Global Science Paolo Bellutta del Jet Propulsion Laboratory della Nasa, il quale, intervistato subito dopo il test fallito del 9 aprile, ha esplicitato la filosofia della missione: «Noi al JPL abbiamo un mantra: test as you fly and fly as you test. Cerca di fare test per tutto quello che mandi in missione. Segui in missione le procedure che hai testato».

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