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Dentro l’impatto di un getto protostellare

Una ricerca dell’Instituto de Astrofísica de Canarias (IAC) ha misurato l’impatto di un getto protostellare nella Nebulosa di Orione scoprendo, con un dettaglio elevato, come l’ambiente nebulare reagisce.

I ricercatori hanno identificato come l’urto modifica densità e temperatura nel gas nebulare, oltre a mutare la polvere nella nebulosa. Questi eventi causano, a loro volta, un elevato aumento a livello gassoso degli atomi di ferro, nichel e altri elementi pesanti.

Lo studio, i cui risultati sono pubblicati su The Astrophysical Journal, si è basato su osservazioni del Very Large Telescope, lo strumento ottico più avanzato al mondo, e su immagini catturate in 20 anni dal telescopio spaziale Hubble.

La Nebulosa di Orione è la regione di formazione stellare massiccia più vicina alla Terra, nota anche per la sua complessa ed estesa struttura di gas. Quando i getti emessi dalle stelle neonate di Orione collidono ad alta velocità con le sue nubi più dense, gli atomi rilasciano parte dell’energia così assorbita sotto forma di onde elettromagnetiche, illuminando in questo modo la regione.
Le strutture dalla forma ad arco che si generano sono chiamate oggetti Herbig-Haro, dal nome dei loro scopritori. Anche in questa ricerca, Hubble ha rivelato la capacità di tali fenomeni di evolversi rapidamente nel giro di pochi anni, pur avendo un’esistenza fino a diverse centinaia di migliaia di anni.

Il team internazionale di astronomi si è concentrato su HH204, uno dei più importanti oggetti di Herbig-Haro nella nebulosa.

«Nell’onda d’urto di HH204 le abbondanze gassose di elementi pesanti, come il ferro e il nichel, sono aumentate fino al 350% rispetto ai valori che si trovano di solito nella Nebulosa di Orione – spiega José Eduardo Méndez Delgado, primo autore dell’articolo – questo ci permette di determinare la proporzione di altri elementi chimici con maggiore precisione»

L’elevato dettaglio delle misurazioni è stato reso possibile da una caratteristica specifica di Orione: l’intenso campo di radiazione generato dalle stelle massicce al centro della nebulosa. I getti di gas protostellare, così come il gas nebulare compresso dopo il suo passaggio, sono immersi in questa radiazione diventando così caldi e ionizzati. Una condizione di equilibrio fisico in cui è possibile determinare l’abbondanza di ogni ione con alta precisione, quindi la precisa composizione chimica dei gas.

Indispensabile per la ricerca è risultato lo spettrometro Coudé Echelle del VLT la cui elevatissima risoluzione permette di isolare e osservare i dettagli fini negli spettri di stelle e nebulose.

«Se non teniamo conto di questi effetti possiamo determinare erroneamente la composizione chimica delle nebulose ionizzate, risultando così tecniche fondamentali per comprendere l’evoluzione chimica dell’Universo» afferma Jorge García Rojas, ricercatore dello IAC e coautore dell’articolo.

 

Crediti immagine in evidenza: Gabriel Pérez Díaz, SMM (IAC)

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