Site icon Global Science

Su Marte prove di super eruzioni vulcaniche

Studiando la topografia e la composizione minerale di una regione a nord di Marte, l’Arabia Terra, gli scienziati hanno recentemente trovato prove di ‘super eruzioni’, le più violente esplosioni vulcaniche conosciute.

«Ognuna di queste eruzioni avrà avuto un impatto climatico significativo – forse il gas rilasciato ha oscurato il Sole e reso l’atmosfera più fredda», ha detto Patrick Whelley, geologo della NASA che ha condotto l’analisi di Arabia Terra. «Gli studiosi del clima marziano avranno del lavoro da fare per cercare di capire l’impatto dei vulcani».

In un articolo pubblicato sulla rivista Geophysical Research Letters, gli scienziati hanno stimato che le esplosioni siano avvenute circa 4 miliardi di anni fa e che il vapore acqueo e l’anidride carbonica e solforosa allora generati, abbiano attraversato la superficie marziana per un periodo di 500 milioni di anni. Dopo esplosioni di tale portata un vulcano collassa in un gigantesco buco chiamato ‘caldera’. In Arabia Terra sono state identificate sette caldere che possono aver ospitato un tempo vulcani capaci di super eruzioni.

La nuova ricerca ha preso il via grazie all’incontro con un gruppo di geologi del Johns Hopkins Applied Physics Laboratory in Maryland, Stati Uniti. Nel 2013 la vulcanologa Alexandra Matiella Novak aveva notato che alcune depressioni di Arabia Terra, considerate il risultato dell’impatto di asteroidi, non erano perfettamente rotonde come crateri e propose la teoria delle caldere.

«Abbiamo letto quel documento ed eravamo interessati a proseguire la ricerca, ma invece di cercare i vulcani stessi, abbiamo cercato la cenere» ha detto Whelley. Attraverso le immagini prodotte dal Compact Reconnaissance Imaging Spectrometer della sonda Mars Reconnaissance Orbiter (MRO) lanciata dalla NASA nel 2005, gli scienziati hanno identificato minerali vulcanici trasformati in argilla dall’acqua, tra cui la montmorillonite, l’imogolite e l’allofane.

Ponendo i dati dei minerali sulle mappe topografiche tridimensionali dei crateri analizzati, i ricercatori hanno potuto vedere che gli strati di cenere invece di essere alterati dai venti e dall’acqua, erano molto ben conservati. «È stato allora che ho capito che questo non poteva essere un caso, ma un vero segnale», ha detto Jacob Richardson, il geologo della NASA che ha lavorato con Whelley e Novak. «Stavamo effettivamente vedendo quanto avevamo previsto. Quello è stato il momento più emozionante per me». Era stato calcolato quanto materiale sarebbe esploso dai vulcani, in base al volume di ciascuna caldera. Queste informazioni hanno permesso a Whelley e ai suoi colleghi di calcolare il numero di eruzioni necessarie per produrre lo spessore di cenere che hanno trovato. Si è scoperto che ci sono state migliaia di eruzioni. Arabia Terra ha finora l’unica prova di vulcani esplosivi su Marte.

È possibile che i vulcani super eruttivi fossero concentrati nelle regioni della Terra ma siano stati erosi fisicamente e chimicamente o spostati in tutto il mondo mentre i continenti si spostavano a causa della tettonica delle placche. Richardson spera che Arabia Terra insegni agli scienziati qualcosa di nuovo sui processi geologici che aiutano a modellare i pianeti e le lune. «Come può un pianeta così piccolo sciogliere abbastanza roccia da alimentare migliaia di super eruzioni in un unico luogo? Spero che queste domande portino a molte altre ricerche».

 

Immagine in apertura: crateri di Arabia Terra fotografati dal Mars Reconnaissance Orbiter Crediti: NASA/JPL-Caltech/University of Arizona

Exit mobile version