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Le dune ‘raccontano’ il vento di Marte

Che aria tira su Marte? Ce lo dicono le dune: infatti, le strutture formate dalla sabbia sospinta dal vento possono rivelare molti dettagli sulle brezze marziane. Ad affermarlo è un nuovo studio, curato da Mackenzie Day – ricercatrice presso l’Università della California-Los Angeles – e pubblicato su Geology (articolo: “Interaction bounding surfaces exposed in migrating transverse aeolian ridges on Mars”).

Le dune si creano quando la sabbia, sotto l’azione del vento, si organizza in particolari schemi e sono un elemento caratteristico dei deserti e delle zone aride della Terra; il nostro pianeta, però, non ha l’esclusiva su queste strutture geologiche che sono state individuate su vari corpi celesti del Sistema Solare, Marte in primis.

Sulla Terra l’andamento e la direzione delle raffiche all’origine di questi cumuli di sabbia viene monitorato dalle stazioni meteorologiche, una situazione non esistente su altri corpi celesti con l’unica eccezione del Pianeta Rosso: il rover Perseverance della Nasa, infatti, è dotato di Meda (Mars Environmental Dynamics Analyzer), un dispositivo progettato proprio per effettuare rilevazioni meteo.

Tuttavia, le dune restano uno strumento importante per poter interpretare il comportamento del vento di Marte. Lo studio di Geology si focalizza soprattutto sugli scontri fra queste collinette marziane: una situazione che si verifica comunemente anche sulla Terra, dove questi cumuli si urtano, si fondono e si ricombinano costantemente. Nello specifico, le collisioni terrestri danno luogo ad un particolare schema sulla sabbia che però tende a sparire facilmente ed è difficile da studiare.

Le sabbie del Pianeta Rosso hanno un aspetto simile a quelle della Terra e il loro comportamento presenta delle analogie ad esse; in più, Marte ospita delle aree in cui i granelli si sono organizzati in maniera del tutto originale. Queste formazioni sono state definite creste eoliane trasversali (Tar, Transverse Aeolian Ridge o anche megaripple) e, secondo l’autrice dello studio, talvolta mostrano degli schemi che sono il frutto della collisione tra dune.

Sul Pianeta Rosso tali creste sono molto diffuse; una zona dove sono presenti, ad esempio, è la regione Iapygia, dove si mostrano con un’alternanza di sabbie chiare e scure. Queste bande colorate sono evidenti solo su un versante delle Tar – quello controvento – e probabilmente si sono formate quando il materiale si è spostato. Alcune creste presentano un’interruzione nelle fasce di sabbia che poi riemergono dal terreno, come se si trattasse di due dune diverse che si toccano e si combinano nella direzione del vento; secondo la ricercatrice, questo schema è analogo a quanto avviene nelle collisioni tra dune terrestri, in cui però è difficilmente osservabile.

Le Tar, quindi, si spostano, si connettono e sviluppano strutture complesse in risposta all’andamento delle correnti atmosferiche. La loro ampia diffusione sulla superficie del Pianeta Rosso le rende un ottimo strumento di interpretazione del vento e la loro utilità non finisce qui: secondo la Day, esse possono essere proficuamente impiegate per migliorare la conoscenza di strutture simili, sia sulla Terra che su altri pianeti.

In alto: immagine della regione Iapygia di Marte, scattata dalla fotocamera HiRise della sonda  Mars Reconnaissance Orbiter della Nasa (Crediti: HiRise camera image Esp_020782_1610. Photo credit Nasa/U.of A. – License: Cc By-Nc)

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