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Esplosioni di stelle immortali

Un gruppo internazionale di ricercatori guidati dall’Università delle Scienza di Tokyo ha utilizzato il telescopio orbitale Chandra della Nasa per costruire una nuova immagine del residuo stellare G344.7-0.1, situato a circa 19.600 anni luce dalla Terra. Una supernova di tipo Ia generata, quindi, dalla morte di una stella nana bianca. Grandi quanto la Terra, questi astri risultano fiochi ma quasi immortali: nel tempo, infatti, le nane bianche consumano gran parte del loro combustibile e perdono gli strati più esterni, raggiungendo così una stabilità che le porta a durare fino a migliaia di miliardi di anni. Longevità che termina però se una nana bianca si avvicina sufficientemente a una stella limitrofa. Rubandole materiale, infatti, torna a crescere fino a esplodere in quella che è appunto la supernova di tipo Ia.

L’immagine realizzata con Chandra, uno dei migliori investigatori di resti di supernove, è rilevante in quanto mostra l’intera massa espulsa dallo scoppio cosmico: generalmente, infatti, risulta difficile osservare ai raggi X la massa al centro dell’esplosione in quanto non sufficientemente calda.

Le supernove di tipo Ia finora osservate, Kepler, Tycho e SN 1006, tutte esplose entro l’ultimo millennio, risultano essere, di fatto, relativamente troppo giovani per presentare il motore di questo riscaldamento: lo shock inverso. Un’onda d’urto con direzione opposta a quella dell’esplosione, scaturita dall’attrito del gas circostante sul materiale stellare espulso. Una resistenza che riscalda i detriti, rendendoli così osservabili ai raggi X, e li rimanda indietro verso il centro dell’esplosione.

Proprio questo particolare fenomeno è stato immortalato ora dalla recente immagine facendo supporre ai ricercatori che questa supernova di tipo Ia sia esplosa tra i 3.000 e i 6.000 anni fa. La scoperta pone così nuova luce sulle fasi successive alla morte di quelle che sono le stelle più longeve dell’universo.

 

Immagine in evidenza: Il resto della supernova G344.7-0.1 (Image credit: X-ray: NASA/CXC/Tokyo Univ. of Science/K. Fukushima, et al.; IR: NASA/JPL/Spitzer; Radio: CSIRO/ATNF/ATCA)

 

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