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Starship, il ruggito (online) del Raptor

Oltre che per la Tesla, i suoi razzi e le sue idee visionarie sul rendere la specie umana multiplanetaria, Elon Musk è famoso anche per le sue frasi a effetto. E quella che sta circolando negli ultimi giorni sembra appartenere alla categoria: SpaceX sarebbe vicina a un ‘genuino rischio di bancarotta’. In realtà stavolta la frase non riguarda una dichiarazione pubblica o un tweet, ma una mail interna all’azienda che Musk ha inviato qualche giorno fa a tutti i suoi dipendenti. Condividendo – secondo quanto è trapelato alla stampa – la preoccupazione di un fallimento in caso di mancata risoluzione di una grossa difficoltà legata a Starship. In particolare il problema sembra riguardare i motori Raptor che alimentano la futura navetta lunare, soggetti a una difficoltà di produzione. In sintesi: SpaceX non sforna un numero sufficiente di motori per stare al passo con le ambizioni dell’azienda.

A far circolare per prima la notizia è stata la rivista online Space Explored, che afferma di essere in possesso della famosa mail firmata da Musk. Notizia poi verificata e confermata anche da Spacenews, secondo cui le difficoltà con i motori potrebbero essere legati all’uscita dalla società di Will Heltsley.  Heltsley era vice presidente della propulsione di SpaceX, e prima di lasciare la sua posizione non avrebbe risolto l’annosa questione della scalabilità della produzione dei Raptor.

Come c’era da aspettarsi, l’azienda non ha rilasciato commenti sull’accaduto. Ma qualche giorno fa, in un thread di Twitter sui detriti spaziali e in risposta a una domanda sui Raptor, Musk ha scritto che il problema “si sta risolvendo”. Anche questo sembra nel suo stile: è possibile quindi che la ‘crisi’ rientri senza ritardi sulla tabella di marcia di SpaceX, che tra l’altro neanche due settimane fa ha annunciato il primo volo orbitale di Starship entro l’inizio del 2022. Lancio che non sembra essere in discussione, così come i test successivi.

Il sistema Starship è composto da due elementi, entrambi progettati per essere completamente riutilizzabili: un enorme booster di primo stadio noto come Super Heavy e un veicolo spaziale alto 50 metri chiamato appunto Starship. Entrambi sono alimentati dai motori di nuova generazione Raptor, 6 nel caso di Starship e 29 per Super Heavy – almeno al momento: il booster finale dovrebbe arrivare a 33 Raptor, ha anticipato Musk.

Il problema della scalabilità di produzione potrebbe quindi riguardare al limite i primi voli operativi della navetta lunare. Ma è molto probabile che per allora SpaceX abbia già ampiamente trovato una una soluzione.

L’azienda infatti sta costruendo una nuova fabbrica nel suo sito di test di McGregor in Texas, per la produzione su larga scala dei motori, che al momento vengono costruiti esclusivamente nella sede di Hawthorne, in California. E lo scorso luglio Musk ha detto che l’impianto di McGregor, quando operativo, sarà in grado di produrre da due a quattro motori Raptor al giorno. Che la mail della ‘bancarotta’ fosse dunque un modo per spronare i suoi dipendenti a fare ancora di più? È possibile, del resto non sarebbe la prima volta per il numero uno di SpaceX: basti pensare all’esperienza Tesla.

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