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La Nasa impiega i droni per monitorare i vulcani

È noto come il progresso scientifico-tecnologico può incidere sulla realizzazione di strategie aziendali e di politiche nazionali dirette allo sviluppo socio-economico; in tal senso, è ragionevole sostenere che anche le attività di ricerca in campo spaziale e aerospaziale possono offrire nuovi ed efficaci strumenti atti alla risoluzione di problematiche di rilevanza globale.

Per esempio, i maggiori players (sia pubblici che privati) che compongono la fitta rete della space economy operano principalmente nel campo della Earth observation, vale a dire nella produzione o nell’implementazione di infrastrutture spaziali orbitanti; difatti, il potenziamento dei satelliti geostazionari, utilizzati per l’osservazione e l’analisi della superfice terrestre e delle regioni oceaniche, può consentire il costante monitoraggio e l’accurata previsione di qualsiasi tipologia di danno indotto dal climate change, o comunque da qualsiasi evento naturale che avviene a prescindere dalle attività antropiche.

Non solo satelliti, ma anche l’utilizzo di Uas (“unmanned aerial vehicle”, meglio noti come “droni”) è altrettanto utile per prevenire e mitigare i danni prodotti da qualsiasi fenomeno naturale capace di costituire una potenziale minaccia per la salute e la sicurezza dell’uomo.

Si pensi al monitoraggio dei vulcani attivi; l’impiego di ricercatori in situ, per analizzare lo stato dei luoghi, comporta non pochi rischi, sia in termini di vite umane che in termini economici.

Per questo motivo, grazie alle autorizzazioni concesse dalla Federal Aviation Administration, i ricercatori dell’Ames Research Center della Nasa (in collaborazione con la Black Swift Technologies Llc e la United States Geological Survey) stanno conducendo, ormai da molti anni, la sperimentazione di Uas/Bvols (“beyond visual line off sight”, ossia “droni oltre la linea di vista del pilota”), per svolgere indagini ravvicinate nelle aree vulcaniche più insidiose.

Infatti, già nel 2013 sono stati utilizzati dei piccoli droni ad ala fissa per acquisire informazioni sullo stato del vulcano Turrialba, in Costa Rica; in ultimo, nel settembre 2021, sono stati eseguiti dei voli sul vulcano Mukashin, nelle isole Aleutine, in Alaska.

I droni impiegati in questi voli di ricognizione, oltre ad acquisire immagini recanti le trasformazioni fisiche dei luoghi oggetto di indagine, sono dotati di sensori capaci di identificare anche la natura dei gas lì presenti. Individuare i gas espulsi dal vulcano (o presenti nelle zone limitrofe), nonché definire la loro composizione, è di estrema importanza, poiché dette analisi possono segnalare quali processi fisici e chimici stanno avvenendo sotto la superfice terrestre o nelle profondità del vulcano; di conseguenza, dette analisi possono suggerire l’imminenza di fenomeni pre-eruttivi o di vere e proprie eruzioni.

Alla luce di quanto detto, è evidente che investire sulla space economy significa anche affrontare importanti sfide a beneficio dell’intera umanità.

Foto in alto: ripresa del vulcano Mukashin acquisita nel settembre 2021 da una telecamera posizionata sull’ala di un drone.
Crediti immagine: Black Swift Technologies Llc 

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