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‘Stappato’ un campione lunare del 1972

ANGSA 73001 Gas Extraction. (Apollo 17 Deep Core Sample 73001). Photo Date: February 15, 2022. Location: Building 31, Apollo Experimental Lab. Photographer: Robert Markowitz

Nasa ha avviato il processo di estrazione dei gas da un campione di roccia lunare rimasto sigillato per 50 anni, con l’obiettivo di preparare i futuri prelievi sulla superficie lunare.

Come spesso accade, la bottiglia più prestigiosa rimane chiusa per molto tempo prima di essere degustata davanti a una grande occasione. La stessa cosa è successa per Angsa 73001, un campione di roccia lunare prelevato dalla missione Apollo 17 nel 1972 e da allora rimasto sigillato. Ora Nasa ha però ‘stappato’ questo pezzo raro con l’obiettivo di studiarlo con le tecnologie più avanzate, la spettrometria di massa. La grande occasione è la preparazione delle prossime missioni di Artemis, il programma lunare con cui Nasa mira a riportare l’Uomo sulla Luna, esattamente al Polo Sud del nostro satellite.

Comprendere la storia geologica e l’evoluzione dei campioni lunari nei siti di atterraggio Apollo è, infatti, la base per i futuri campionamenti di Artemis.
«Questa è un’eccitante opportunità di apprendimento per capire gli strumenti necessari per raccogliere e trasportare campioni freddi e sigillati da vicino al Polo Sud, per analizzarli e per conservarli sulla Terra per le future generazioni di scienziati», afferma Thomas Zurbuchen, amministratore associato del Science Mission Directorate della Nasaa Washington.

Angsa 73001 arriva da un deposito di frana nella Valle Taurus-Littrow della Luna, frutto di un prelevamento multiplo effettuato tramite un tubo doppio dagli astronauti Eugene Cernan e Harrison “Jack” Schmitt. Angsa 73001 rappresenta l’unico condotto del tubo a esser stato sigillato sotto vuoto in loco, ossia sulla Luna. Tecnica sperimentata solo due volte nella storia dei campioni lunari.

Angsa 73001 è oggi il primo campione prelevato in tal modo a essere schiuso e studiato.

Gli esperti Nasa sono tuttavia interessati non tanto allo ‘champagne’, ossia il sedimento roccioso lunare, quanto alla sua ‘effervescenza’: l’obiettivo è infatti estrarre i gas che potrebbero esser presenti nel campione, analizzandoli e identificandoli utilizzando la moderna spettrometria di massa.
Una tecnologia che si è estremamente evoluta negli ultimi anni e che permette di determinare con precisione la massa di molecole sconosciute. Una misurazione ottimale grazie alla quale il gas raccolto può essere diviso in porzioni più piccole e condiviso con più ricercatori che conducono diversi tipi di scienza lunare.

L’estrazione del campione Angsa 73001. Crediti: Nasa/James Blair

Il dispositivo per l’estrazione del gas è stato sviluppato da un team della Washington University di St Louis; lo speciale strumento con cui si è forato il contenitore del campione lunare senza far uscire alcun gas è stato costruito sotto la guida di Francesca McDonald dell’Agenzia Spaziale Europea.
Il complicato processo di apertura è stato realizzato presso il Johnson Space Center della Nasa dal team dell’Apollo Next Generation Sample Analysis Program (Angsa), iniziativa progettata per esaminare questi campioni appositamente conservati e da cui gli stessi prendono nome.

 

Crediti immagine in evidenza: Nasa/James Blair

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