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Yuri Gagarin e la via del cosmo

“Poyekhali!” (Andiamo!): queste sono state le laconiche parole che ha pronunciato il primo essere umano decollando verso l’orbita terrestre. A pronunciarle, con fiero impeto, era un giovane di 27 anni, il sovietico Yuri Alekseyevich Gagarin. Era il 12 aprile del 1961, una data che ha segnato la storia per aver aperto all’uomo le vie del cosmo. Il volo di Gagarin, partito dalla base di Baikonur in Kazakistan a bordo della sua capsula chiamata Vostok (Oriente in russo), durò solamente 1 ora e 48 minuti, il tempo di una sola orbita. Yuri Gagarin con il  grado di tenente,  diventò maggiore nel giro di poche ore. Era stato scelto, in totale segretezza, insieme ad altri 19 giovani piloti solo 14 mesi prima. Era la risposta sovietica alla selezione dei 7 astronauti per il progetto Mercury effettuata dall’agenzia spaziale americana Nasa nel 1959.

Il cosmonauta fu da subito definito un eroe della nostra epoca perché con il suo coraggio sfidò, primo in assoluto, l’incognita del nuovo ambiente spaziale, ostile alla specie umana. Oggi, gli astronauti conoscono i dettagli del volo che li porta in orbita: per Yuri Gagarin non fu così. Al tempo, nonostante fossero stati inviati nello spazio animali di ogni razza, i medici non sapevano quale reazione avrebbe avuto il corpo umano esposto all’ambiente extra-atmosferico soprattutto a livello mentale. Tra le varie ipotesi si pensava anche alla possibilità che un essere umano potesse impazzire e quindi non essere in grado di governare la propria capsula.

Per questo motivo il cosmonauta non aveva specifici compiti di guida ma doveva solo auto-controllarsi per capire ogni tipo di reazione alla quale andava incontro nel nuovo ambiente. Tutte le operazioni che la Vostok doveva svolgere in orbita venivano gestite dal centro di controllo di terra. Il rientro avvenne nel deserto della regione di Saratov, dove Gagarin fu accolto festosamente da alcuni contadini che accorsero in suo aiuto. Le prime persone ad avvicinarsi a quell’insolito uomo che in tuta arancione scendeva dal cielo appeso ad un paracadute, fu un’anziana donna insieme alla sua nipotina. Gagarin dovette faticare non poco per tranquillizzarle e spiegare loro chi fosse e soprattutto da dove venisse.

Altrettanti festeggiamenti furono tributati al cosmonauta due giorni dopo sulla Piazza Rossa di Mosca, dove tutto il Politburo schierato con il premier Nikita Kruscev in testa, lo accolse come il figlio della patria insignendolo del titolo dell’Ordine di Lenin ossia Eroe dell’Unione Sovietica, una delle più alte onorificenze del Paese. Il premier sovietico lo presentò al mondo con profondo orgoglio come il prototipo dell’eroe russo che per primo e con coraggio, aveva sfidato l’ignoto, portando a termine con successo una missione allora unica. Gagarin fu autore negli anni seguenti di un libro “di regime” tradotto in moltissime lingue, tra le quali anche l’italiano intitolato “La via del Cosmo” dove narrò, omettendo la quasi totalità dei particolari tecnici, la sua avventura senza precedenti. Si tornò a parlare di Yuri Gagarin il 27 marzo del 1968, quando purtroppo l’eroe sovietico morì tragicamente in un incidente aereo che resta tuttora incomprensibile nella sua dinamica.

Ad oggi, alla celebrazione del 61esimo anniversario del lancio di Yuri Gagarin, sono 587 le persone decollate per lo spazio dopo di lui, delle quali 69 sono donne.

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