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La sonda Lucy riprende l’eclissi totale di Luna

A una distanza di circa 100 milioni di km dalla Terra, la sonda Lucy – progettata dalla Nasa e lanciata il 16 ottobre 2021 dalla base di Cape Canaveral – ha osservato l’eclissi lunare totale avvenuta tra il 15 e il 16 maggio. Osservazione avvenuta grazie alla fotocamera pancromatica ad alta risoluzione Loori (Long Range Reconnaissance Imager).

A tal proposito, la Nasa ha rilasciato un breve video in cui sono visibili la Terra (a sinistra) e la Luna (a destra); nel video è dunque possibile osservare la Luna scomparire mentre passa nell’ombra delle Terra.

Tuttavia, la missione di Lucy – la tredicesima del Programma Discovery – non è di ritrarre la danza cosmica Terra-Luna-Sole, bensì di dirigersi verso i “gruppi di asteroidi troiani” L4 ed L5 (posizionati in prossimità dell’orbita gioviana).
In particolare, Lucy compirà dei voli ravvicinati intorno ai quattro asteroidi troiani 3548 Eurybates, 15094 Polymele, 11351 Leucus e 21900 Orus (asteroidi del gruppo L4); successivamente, raggiungerà e sorvolerà 617 Patroculs (il suo satellite Menoetius) e 52246 Donaldjohanson (asteroidi del gruppo L5).

L’interesse della Nasa per gli asteroidi troiani risiede nell’intenzione di conoscere la natura e l’origine dei corpi celesti minori del sistema solare, i quali, si ipotizza, abbiano contribuito alla formazione dei pianeti maggiori.

In tal senso, esistono diverse teorie sull’origine di questi asteroidi. Tra le ipotesi più accreditate, v’è quella secondo la quale i troiani, tuttora esistenti, sono dei planetismi superstiti, le cui origini risalgono sin dal sistema solare primordiale; “superstiti” poiché quelli scomparsi (circa il 50%), si ritiene, siano stati catturati da Giove durante il suo processo di accrescimento della massa.

Un’altra ipotesi propone che i troiani sarebbero stati catturati durante la fase di migrazione planetaria, avvenuta circa 500-600 milioni di anni dopo la formazione del sistema solare; secondo questa teoria, Giove e Saturno avrebbero instaurato una risonanza orbitale tale da provocare una destabilizzazione della fascia di Kuiper (una regione esterna al sistema solare e che si estende da oltre l’orbita di Nettuno fino fino a 50 unità astronomiche dal Sole). La potenza di questa risonanza avrebbe, di fatto, provocato lo spostamento di milioni di copri celesti minori, provenienti dalla fascia di Kuiper, all’interno del sistema solare.

Quale che sia la loro origine, Lucy avrà l’obbiettivo principale di osservare i troiani da vicino e conoscere la loro composizione, al fine di acquisire tutte quelle informazioni necessarie che potrebbero rivelare informazioni sulla storia del sistema solare. Non per altro, il nome della sonda protagonista della missione è stato scelto in onore all’australopiteco “Lucy” (i cui resti, ritrovati il 24 novembre 1974, appartengono all’ominide più antico mai ritrovato e vissuto circa 3,2 milioni di anni fa) che ha saputo fornirci informazioni uniche e preziose sull’evoluzione dell’Uomo.

In alto: rappresentazione della sonda Lucy
Crediti immagine: Nasa

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