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Un razzo sonda alla scoperta dei raggi X

Per scoprire la misteriosa natura dei raggi X, un team di astronomi dell’ Università del Wisconsin lancerà X-ray Quantum Calorimeter (Xqc), un razzo subortbitale della Nasa che osserverà una macchia di luce a raggi X con una risoluzione energetica 50 volte migliore rispetto al passato, la chiave per rivelarne la fonte. La finestra di lancio si aprirà presso l’Arnhem Space Center dell’Australia Equatorial Launch, in Australia, il 26 giugno prossimo.

Gli scienziati hanno  mappato il cielo a raggi X con dettagli sempre più precisi, con l’aiuto di altre missioni della Nasa dedicate a questo filone di ricerca. Tuttavia, ci sono diverse macchie luminose le cui fonti sono sconosciute. Per il prossimo volo, gli scienziati punteranno su una macchia di luce a raggi X visibile solo in parte dall’emisfero settentrionale. Secondo gli astronomi, c’è la possibilità che i raggi X provengano da gas riscaldato da supernove di “tipo Ia”, stelle massicce morenti che vivono da decine a centinaia di milioni di anni. La parte interna della nostra galassia ha una concentrazione sufficientemente alta di questo tipo di supernova da riscaldare la macchia di luce a raggi X che il team sta studiando.

L’altra possibile fonte sono le supernove di “tipo II”. Le stelle dietro questa categoria di supernove sono ancora più massicce, bruciano più luminose e più calde e vivono solo pochi milioni di anni prima di arrivare all’esplosione finale. Si trovano in regioni attive di formazione stellare, come quelle situate in uno dei bracci a spirale interni della nostra galassia.

Per distinguere tra queste possibilità, Xqc analizzerà la luce a raggi X, alla ricerca di tracce di ossigeno e ferro. Più ossigeno indica la presenza di supernove di tipo II, mentre meno ossigeno suggerisce supernove di tipo Ia. La fisica che si cela dietro questi fenomeni è complessa e dipende dal tempo di attività degli astri prima della fase di espulsione del materiale. Le stelle più piccole dietro le supernove di tipo Ia bruciano più a lungo, lasciando meno ossigeno alle supernove di tipo II.

Credit foto: Nasa

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