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Provare ad anticipare la forza dei cicli solari

Circa due anni fa, il Sole è entrato ufficialmente nel suo ciclo solare numero 25. I cicli solari sono il ‘motore’ che regola l’attività della nostra stella: gli scienziati sanno che i fenomeni che agitano l’attività solare – dalla variazione delle macchie alle potenti espulsioni di massa coronale – cambiano seguendo una sequenza ciclica. Un fenomeno piuttosto regolare nel corso del tempo: ogni 11 anni circa prende il via un nuovo ciclo solare.

Se la progressione dei cicli solari è ormai facilmente anticipabile, esistono ancora molti interrogativi legati all’alternarsi dell’attività della nostra stella. Tra queste incognite c’è la forza dei cicli solari: le moltissime variabili che caratterizzano l’attività solare rendono difficile prevedere l’intensità di un singolo ciclo nel tempo.  Ora un nuovo studio guidato dal Skolkovo Institute of Science and Technology russo cerca di aggirare questa difficoltà: il team di ricerca ha proposto un nuovo metodo per provare an anticipare la forza del ciclo solare nel corso di 11 anni.

Il modello si basa soprattutto sul monitoraggio delle macchie solari. Gli autori dello studio hanno infatti dimostrato che il tasso di crescita massimo delle macchie nella fase ascendente di un ciclo solare è una efficace cartina tornasole dell’intensità del ciclo solare stesso. Utilizzando il catalogo Hemispheric Sunspot Numbers, presentato di recente dal team, gli scienziati hanno scoperto che le previsioni rispetto alla forza del ciclo solare sono più accurate se si considera l’evoluzione delle macchie solari separatamente nei due emisferi del Sole.

«Il campo magnetico solare – spiega Astrid Veronig dell’Università di Graz, co-autrice dello studio – è il principale responsabile del ciclo solare di 11 anni, così come delle eruzioni energetiche che avvengono sul Sole. Abbiamo notato che le macchie solari emisferiche catturano il comportamento asimmetrico e sfasato dell’evoluzione del campo magnetico solare nell’emisfero nord e nell’emisfero sud».

Questi risultati, accettati per la pubblicazione su Astronomy & Astrophysics, potrebbero aiutare ad anticipare e quindi mitigare gli effetti dannosi della nostra stella sul nostro pianeta o sulle attività spaziali. Dimostrando come i modelli teorici siano sempre più alleati complementari ai dati osservativi, come le spettacolari immagini del Sole che sta raccogliendo la sonda Esa-Nasa Solar Orbiter.

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