Scintillante e armoniosa, con un ‘cuore’ particolarmente brillante: così la galassia a spirale Ngc 5495 si è presentata all’obiettivo di Hubble, che l’ha immortalata per il suo più recente lavoro fotografico. Scoperta il 13 maggio 1834 dall’astronomo inglese John Herschel, questa entità è stata classificata come ‘galassia di Seyfert’.

Questa ‘famiglia’ di oggetti celesti è contraddistinta dalla presenza di nuclei straordinariamente attivi (Agn, active galactic nucleus) che emettono ampie quantità di energia. Le Seyfert, che devono il nome al loro scopritore, non sono particolarmente rare: circa il 10% delle galassie conosciute può rientrare in questo gruppo.

Ngc 5495 si trova nella costellazione dell’Idra, a oltre 300 milioni di anni luce di distanza dalla Terra, e presenta appunto un nucleo luminoso e attivo: la brillantezza è dovuta alla luce emessa da gas e polveri che cadono in un buco nero super-massiccio. L’immagine finale della galassia è frutto di un collage di singoli scatti che il telescopio Nasa-Esa ha realizzato con la fotocamera Wfc3 (Wide Field Camera 3) nel visibile e nell’infrarosso; per campionare le varie lunghezze d’onda sono stati utilizzati cinque filtri.

La galassia in questione è stata osservata nell’ambito di una campagna di ricerca dedicata ai buchi neri super-massicci che si nascondono nelle regioni centrali delle galassie. Si tratta – spiegano gli astronomi – di regioni piuttosto impegnative da studiare a causa della luminosità intensa prodotta da differenti fonti: non solo dai materiali che cadono nei buchi neri, ma anche dagli astri circostanti e dalle regioni di formazione stellare.

Lo sguardo acuto di Hubble è riuscito a sbrogliare la matassa di questo insieme di fonti di luce nel nucleo di Ngc 5495 ed ha permesso agli scienziati di ‘pesare’ il buco nero. Nel ritratto della galassia si scorgono inoltre due ‘intrusi stellari’, uno appena fuori del nucleo (in alto a sinistra rispetto a esso) e l’altro in primo piano, sulla destra: si tratta di astri della Via Lattea, attorniati da picchi di diffrazione, che sono molto più vicini alla Terra in confronto a Ngc 5495.

Crediti immagine: Esa/Hubble & Nasa, J. Greene – Acknowledgement: R. Colombari