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Sguardi spaziali sul patrimonio boschivo

Sono caratterizzate da ricchezza di forme di vita e dalla presenza di svariati ecosistemi: sono le foreste con un tasso elevato di biodiversità, che, pur essendo realtà stabili e resistenti agli agenti esterni, necessitano di accurati controlli e strategie di tutela.  Un tempo il monitoraggio di questi ambienti richiedeva un intenso e faticoso lavoro sul campo, che, molto spesso, era limitato ad aree ristrette o alle zone dove la copertura boschiva era tale da permettere il transito degli studiosi. Un valido aiuto per ovviare a questi disagi e realizzare una mappatura completa della varietà di essenze arboree giunge dalla tecnologia spaziale, che in casi di questo genere fa veramente la differenza.

Un team di ricercatori dell’Università di Zurigo e del Jet Propulsion Laboratory della NASA ha sviluppato un nuovo metodo di indagine, basato sul remote sensing, per svolgere mappature di alberi e piante su piccola ed ampia scala e senza aver bisogno di attività sul campo. I risultati della ricerca sono illustrati nell’articolo “Mapping functional diversity from remotely sensed morphological and physiological forest traits”, pubblicato oggi su Nature Communications. L’area boschiva considerata nello studio presenta i tratti tipici di una foresta della fascia temperata e si trova sul monte Laegern, vicino a Zurigo. Grazie alle tecniche di remote sensing, gli autori del paper hanno potuto studiare le caratteristiche morfologiche della copertura boschiva, come, ad esempio, l’altezza delle chiome, il fogliame e la densità dei rami. Queste misurazioni sono state utilizzate per capire come la luce solare venga assorbita dalle chiome e come si diffonda nei vari strati di vegetazione e tra i singoli alberi.

Gli studiosi inoltre hanno caratterizzato la foresta in questione da un punto di vista biochimico, misurando, ad esempio, come le foglie riflettano la luce e, in base allo spettro, quali pigmenti e quanta acqua contengano. I risultati sono stati poi confrontati con i dati di precedenti rilievi sul campo per validare la nuova metodologia d’indagine. Il team ha quindi riscontrato una forte correlazione tra l’andamento della biodiversità funzionale della foresta e fattori ambientali quali il suolo e la topografia; in particolare, è stato notato che le rigide condizioni climatiche della cresta del Laegern hanno comportato una minore biodiversità. In quella zona, infatti, gli alberi hanno dovuto adattarsi a ripidi pendii caratterizzati da suoli rocciosi e secchi. Il remote sensing, secondo i ricercatori, permette quindi di monitorare la biodiversità e i cambiamenti che in essa intervengono, in modo tale da fornire informazioni di grande importanza per intraprendere le strategie più opportune, sia per la conservazione della natura, sia per fronteggiare la situazioni di rischio derivanti dal cambiamento climatico.

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