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Buchi neri, sfida ai modelli esistenti

Buchi neri, sfida ai modelli esistenti

Rappresentazione artistica di V404 Cygni

Osservato per la prima volta il campo magnetico di un buco nero all’interno della Via Lattea, in più lunghezze d’onda. E’ questa l’ultima scoperta di un gruppo di scienziati dell’Università del Texas di San Antonio, che ha ampliato le conoscenze della comunità scientifica sui buchi neri, tra gli oggetti più misteriosi del cosmo. Un buco nero si forma solitamente quando si verifica l’esplosione di una stella massiccia e il nucleo rimanente collassa a causa dell’intensa forza di gravità. Il buco nero osservato dal team texano, V404 Cygni, ha una massa 10 volte quella del Sole.

«La Terra, come molti altri pianeti, ha un campo magnetico che esiste grazie alla presenza di un nucleo composto da ferro liquido e caldo – commenta Chris Packham, autore principale dello studio – e i buchi neri hanno campi magnetici creati dai resti di una stella collassata». Quando la materia viene scomposta attorno a un buco nero, i getti di elettroni vengono lanciati dal campo magnetico da entrambi i suoi poli ad una velocità che sfiora quella della luce.

Gli astronomi hanno osservato a lungo questi potenti getti, stimando le dimensioni del campo magnetico di V404 Cygni e analizzandolo in diverse lunghezze d’onda. Questi test hanno permesso ai ricercatori di ottenere una visione molto più chiara della forza del suo campo magnetico. Nel dettaglio, i campi magnetici sono molto più deboli di quanto previsto, un risultato che mette in discussione i modelli elaborati precedentemente e che necessita di ulteriori approfondimenti.

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